Shibuya e Milla Jovovich

L’incrocio di Shibuya a Tokyo è come appare nei film: grande, affollato, psichedelico.

Come l’interno dei treni e la stazione di Shinjuku – col più alto traffico passeggeri al mondo – fa capire perché è in questi posti che si finge partano le epidemie zombie.
I posti sono affollatissimi, la gente sta vicina, non sia mai sbadigliare in pubblico o incrociare le gambe da seduti ma puoi starnutire in faccia alla gente facendoti sentire dalla Corea. I giapponesi sono predisposti. Allo zombismo, intendo.

Simone Puddu Shibuya Tokio
L’incrocio di Shibuya a Tokio, dove Milla Jovovich sfascia zombies come fossero angurie.

E così, zoppicante per un infortunio, mi sono trascinato per l’incrocio di di Shibuya proprio come gli zombie di Resident Evil, magari un po’ meno pallido, ma di Milla Jovovich nemmeno l’ombra per quanto ci sperassi. Peccato, sarebbe stata una bella morte.

In un localino imboscato in una via laterale, due ragazze locali fumano e ridono, ogni tanto lanciano uno sguardo a questo strano  gaijin coi capelli verdi, che beve e scrive, a cui non si avvicineranno.

Forse potrei esordire con un “Eeeeeeehh…”…

Shibuya - Tokyo - 8  Novembre 2017

Palimpsest di Doris Salcedo

Non sono un giornalista e non so scrivere di queste cose. Oltretutto, non sono neanche un appassionato lettore di questi temi, dove i giornalisti tendono a fare gli intellettuali e rendono noioso qualcosa che spesso è già superfluo.
Non so come se ne parla ma lo voglio fare, perché ne sono uscito sconvolto e lo trovo interessante, quindi lo farò come per dirlo ad un caro amico.

Oggi ho visitato Palimpsest, una esibizione di Doris Salcedo al Palacio De Cristal di Madrid. Questo “palazzo” ha pareti di vetro in stile fine ‘800, per cui da fuori puoi sbirciare l’interno. Vedevo tutto completamente vuoto ma la gente in fila per entrare, così per curiosità mi sono messo in fila anche io. Volevo vedere che diamine si provasse ad entrare in una grande serra senza piante, perché alla fine un palazzo di cristallo altro non è che quello, o al massimo una costosa voliera.

Palimpsest Doris Salcedo
Pamphlet di Palimpsest, Doris Salcedo

La gente indossava dei copri scarpe, entrava, passeggiava pensierosa, di solito usciva seria e basta. Non rideva, camminava meditabonda e poi usciva. Dopo 30 minuti ho avuto i miei ridicoli copri scarpe e sono entrato.

La prima impressione è stata di grande confusione, lo ammetto: un pavimento spoglio con dei nomi sul pavimento. “Vabbè, ci voleva Doris Salcedo dalla Colombia per fare l’ennesimo pavimento coi nomi. Se cammini ad Hollywood li trovi anche con le mani ed i piedi.” Poi ne ho visto uno sparire, di quei nomi, e ho avuto i brividi. Qualcosa dentro di me ha urlato di dolore, posso giurarlo. Non ti so dire il perché ma ha fatto subito male.

Ne ho visto altri comparire, dal nulla, estendersi sul pavimento per poi sparire ancora dopo pochi minuti.

I nomi di Doris sono fatti di acqua, si formano nel pavimento, si lasciano leggere, interpretare, ti fanno immaginare la persona che con quel nome ci è nata, poi inesorabilmente spariscono e smettono di essere. Qualcuno attorno passava dal perplesso al cupo, come me.

A quel punto solo ho aperto il pamphlet che mi hanno dato entrando. I nomi sono quelli delle innumerevoli vittime del mare, quelle anime a cui siamo oramai indifferenti, morte cercando di raggiungere l’Europa. Quello a cui ho assistito era molto più di una esposizione, era una una morte e sepoltura, il gesto estremo di rendere la dignità a delle persone semplicemente scomparse, un giorno, come l’acqua che componeva i loro nomi evaporava nel pavimento.
I nomi sono persone, vederle arrivare e dissolversi in silenzio forse ricorda che anche quelli in mare sono più che numeri in un giornale. Pensa a quante parole, arte, monumenti e piazze abbiamo nelle nostre città per qui figli morti nelle grandi guerre di cui abbiamo il nome, quante alle persone scomparse nel nulla, quante alle persone raccolte a cui non fu possibile dare un nome. Erano i nostri, non potevamo accettare che semplicemente, un giorno, sparissero come non fossero mai esistiti. Forse sta lì la chiave: erano i nostri. Questi diavoli qui evaporano, e spariscono, come non fossero mai esistiti.

Il Palacio di Cristal è nel Parque Del Retiro, in Centro a Madrid, e resterà fino al primo aprile 2018. Se vai a fare un giro di birra e tapas al fine settimana, fai un giro nel bellissimo parco e approfittane per fissare uno stupido pavimento bagnato, è gratis.

La gente indossava dei copri scarpe, entrava, passeggiava pensierosa, di solito usciva più umana.

6 Ottobre 2017 - Madrid